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Bakhita, la fiction che racconta la vita della santa di origini sudanesi dalle catene alla santità. Con qualche revisione e accesso di melodramma

bakhita_fictionraiSiamo entrati nella settimana di Pasqua e quale storia migliore che quella di una suora poi diventata santa? Bakhita, sudanese dalla tragica infanzia alla fine dell’Ottocento, tra un mercante di schiavi e un altro, frustate e cicatrici, arriva nel nostro paese insieme al nuovo padrone italiano, e finalmente inizia ad avere una vita più o meno normale. Entrata nel convento delle suore Canossiane di Schio prese i voti per entrare nell’ordine nel 1890 e la sua aura di santità si avvertirà ben presto per la sua dolcezza e disponibilità verso gli altri.


Non volendo costruire un documentario ma appunto una fiction, regista e sceneggiatori si sono appellati a più di una licenza poetica: «di questa donna noi volevamo tracciare un ritratto tale da farla amare a tutti, come l’abbiamo amata noi. Il fatto che per riuscirci abbiamo dovuto cambiare alcune parti della sua storia, non conta”. Sta di fatto che la suora canossiana è stata fatta santa nel 2000 da papa Giovanni Paolo II e la televisione ci offre la possibilità di conoscerla. Di conoscere lei come abbiamo approfondito la conoscenza di Giuseppe Moscati, San Pietro, Don Zeno di Nomadelfia, Don Bosco, Chiara e Francesco, Madre Teresa, oltre alle fictiografie di papi, da Giovanni Paolo II a Papa Giovanni, Paolo VI, Papa Luciani e prossimamente Giovanni XXIII.



Ponendoci come il produttore europeo di fiction dal sapore salvifico e santifico, istruendo lo spettatore che la santità può essere nell’ordinario di ogni epoca storica, speriamo tuttavia che l’edulcorazione non sia eccessiva e che le storie vere non si perdano strada facendo. Così come potrebbe essere quella di Bakhita che rischia di incontrare le critiche del recente Puccini, che agli esperti non è piaciuto molto.


Se la vita è stata santa già nella realtà perchè esagerare alcuni aspetti per la felicità del pubblico? Se la realtà è già sufficiente per essere sceneggiata così com’è perchè affidarsi anche all’invenzione? Come sempre stiamo parlando di un prodotto televisivo e fatti e persone spesso devono essere presi per le pinze, ma alla fine, il pubblico che per due ore si è immerso nella storia finendo con la commozione e l’empatia verso i personaggi, si ricorderà che si tratta pur sempre in parte di una fiction, finzione?
Nel cast, nel ruolo di Bakhita un’attrice alla prima esperienza, Fatou Kine Boye, commessa di un negozio romano in Italia da otto anni. Insieme a lei Fabio Sartor, il padrone italiano più cattivo di quello che in realtà era, e poi ancora Stefania Rocca, Ettore Bassi e Francesco Salvi.


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apr  09
5
alle 09:28
da guaf


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